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Incontro di formazione del 9 settembre 2016

 

Venerdì 9 settembre alle ore 15.30 presso l’Istituto Immacolatine di Piazza Paolo da Novi si è tenuto l’incontro di formazione FIDAE per l’inizio d’anno scolastico 2016-2017.

Monsignor Nicolò Anselmi, Vicario episcopale della Diocesi di Genova, ha dato avvio ai lavori con un momento di preghiera.

Giuseppe Oddone Presidente FIDAE Liguria ha fatto un sintetico resoconto delle attività svolte nell’anno scolastico 2015-2016, ricordando che è ancora in atto il concorso tra le Scuole cattoliche “l’Eucaristia è…” che prevede la realizzazione da parte degli alunni dalla quarta elementare all’ultimo anno delle Superiori di foto, video o presentazioni, elaborati, poesie, disegni sul tema del Congresso Eucaristico del 15-18 settembre (da inviare entro il 30 settembre a preside.classico@collegioemiliani.it). Sono poi state programmate le attività Fidae del prossimo anno scolastico.

Il 16 settembre 2016 otto delegazioni del Congresso Eucaristico dalle 11 alle 15 visiteranno alcune scuole cattoliche del territorio (Ad Nives, Calasanzio, Immacolatine, Don Bosco, Maria Ausiliatrice, San Giuseppe, Champagnat, Emiliani) nell’ambito delle visite a centri che lavorano nel campo delle opere di misericordia corporale e spirituale.

Cinzia Romitelli, Presidente AGeSC Liguria, ha letto una lettera aperta rivolta ai rappresentanti della FIDAE Liguria per esortarli a rilanciare la presenza dell’ AGeSC negli istituti: la grande emergenza educativa del nostro tempo è rivedere il ruolo della famiglia nella scuola. L’invito a chi gestisce le paritarie è credere nell’importanza delle famiglie. Cinzia Romitelli ha perciò manifestato il desiderio di collaborare con gli Istituti che vogliano ricostruire la presenza di AGeSC, anche con una piccola rappresentanza.

Per quanto riguarda invece la componente studentesca, P. Oddone ha offerto la propria disponibilità ad accompagnare una gruppo ligure a Cascia (3-6 novembre 2016) all’incontro del Movimento Studenti Cattolici. L’Istituto Immacolatine di Piazza Paolo da Novi ha comunicato che vi partecipa ogni anno e che si tratta sempre di una valida esperienza di arricchimento e confronto.

Monsignor Nicolò Anselmi nel rivolgersi ai presenti ha mandato un messaggio di speranza: “insegnare a chi non sa” è una delle opere di misericordia spirituale ed ha augurato a tutti di vivere l’anno scolastico con serena consapevolezza di servire il Signore. Ha poi parlato dell’imminente Congresso Eucaristico, invitando alla S. Messa di domenica 18 settembre in Piazzale Kennedy, unica iniziativa che richiede un pass, reperibile presso i parroci o in cancelleria presso la Curia; tutte le altre attività invece sono libere.

Dopo il Congresso Eucaristico ci sarà una serie di iniziative giovanili e il primo incontro è in programma il 1 ottobre presso l’Istituto Don Bosco di Sampierdarena.

La Diocesi ha inoltre avviato un percorso di formazione all’impegno politico.

La dott.ssa Margherita Vannetti, referente per le Paritarie presso l’Ufficio Scolastico Regionale, ha parlato del valido servizio pubblico, non sempre adeguatamente riconosciuto, svolto dalle scuole paritarie. Il blocco dei fondi dell’anno 2015-2016 è legato a un ricorso da parte dell’associazione ANINSEI. La situazione di stallo permane e non si prospetta al momento una soluzione; ha tuttavia manifestato l’impegno dell’Ufficio Scolastico a erogare le risorse appena saranno sbloccate. Sono stati posti vari quesiti relativi a una possibile deroga al numero 31 alunni da raggiungere per sdoppiare le classi ed alla nomina di eventuali insegnanti non abilitati. La dott.ssa Vannetti ha detto che si fa riferimento alla legge dello Stato, i singoli casi possono essere sottoposti all’Ufficio Scolastico; ha affermato che in prima istanza la scuola paritaria deve dimostrare di aver contattato gli abilitati, in mancanza di questi si possono assumere, a tempo determinato, anche insegnanti in possesso di solo titolo. P. Oddone ha parlato delle situazione ingiusta che gli insegnanti delle scuole cattoliche, pur svolgendo come gli altri docenti un servizio pubblico, devono in questo momento affrontare: non c’è possibilità di differire l’incarico nello Stato, non c’è accesso al bonus di 500 euro, si devono prendere immediatamente decisioni spesso difficili e dolorose, che potrebbero essere evitate se fosse riconosciuta nei fatti la parità scolastica, che comporta la libertà di scelta delle famiglie e degli stessi insegnanti.

Il prof. Federico Pedullà, Dirigente Scolastico Statale, ha proposto una riflessione sul tema: “Gestione delle classi con alunni che presentano problemi comportamentali o di apprendimento”. Questa situazione è di fatto il mestiere dell’insegnante che deve costantemente sollecitare e incoraggiare gli alunni. Ha poi invitato a riflettere sulle nostre responsabilità educative e pedagogiche, sgombrando il campo dai pregiudizi diffusi riguardanti: il libro di testo, il compito a casa, il voto.

Vi sono movimenti di opinione che chiedono l’abolizione di questi tre elementi che non devono essere eliminati in toto, ma devono essere usati con cautela. I problemi di apprendimento derivano sostanzialmente dalla scuola e la Paritaria è ulteriormente discriminata, perché deve affrontare direttamente i costi degli insegnanti di sostegno, a differenza della scuola statale che riceve risorse per i casi certificati. Ancor più sfumata e delicata è la situazione dei casi non certificati.

Il libro di testo può diventare deleterio se l’insegnante lo identifica con il programma da svolgere. Si tenga inoltre presente che programmi non esistono più a partire dalla legge sull’autonomia, che parla di curricolo affidato alle singole scuole. Il libro di testo può essere un problema perché toglie una delle grandi bellezze dell’insegnamento, cioè la sperimentazione personale e motivata per raggiungere gli obiettivi. Se il libro è visto come la traccia obbligatoria da seguire allora è meglio eliminarlo; può essere mantenuto come strumento di lavoro del docente che è il vero organizzatore dell’attività didattica. La lezione non deve pertanto ridursi a spiegare il libro di testo.

In merito ai compiti a casa bisogna distinguere tra i diversi ordini di scuola e prendere in esame le singole situazioni. I compiti a casa andrebbero rivisti profondamente: assegnare saltuariamente un lavoro che coinvolga le famiglie dei bambini della Primaria e che non richieda competenze specifiche può essere utile, ma non ha senso, in particolare nella Primaria, un gravoso impegno quotidiano in ogni pomeriggio

Per quanto riguarda i voti è importante ricordare che la paritaria, soprattutto nella Secondaria di II Grado, spesso accoglie ragazzi che devono essere recuperati alla scuola e alla vita: non bisogna perciò alzare i voti o ridurre gli obiettivi, ma occorre continuare a dare accoglienza individualizzata, offrendo attenzione alle problematiche personali. E’ infatti questo il tratto prezioso e distintivo della paritaria che dona fiducia a studenti fuoriusciti in modo talvolta doloroso dalla scuola statale. La paritaria non deve concedere facilitazioni, ma proporre un modo diverso di affrontare la scuola.

In sintesi, ha concluso il prof. Pedullà, rinunciare al libro di testo è problematico se prevale la paura della libertà da parte del docente, che deve invece riappropriarsi della sua autonomia e cercare i percorsi migliori. Il compito a casa andrebbe invece circoscritto, a salvaguardia della libertà dell’alunno e della sua famiglia. La valutazione è troppo spesso connessa con l’esercizio di un potere, andrebbe invece sempre più legata non solo alle conoscenze, ma anche alle competenze che si valutano attraverso la relazione con ogni alunno e attraverso la costante osservazione dei processi di apprendimento. Operare sulle competenze significa ricorrere alla didattica laboratoriale, ai lavori di gruppo, inserendo la lezione frontale solo in alcuni momenti.

Il dirigente Pedullà ha sottolineato la circolare sui BES, che ha introdotto un nuovo modo di affrontare le difficoltà al di là delle certificazioni, pensando a bisogni speciali, spesso transitori. La certificazione delle competenze ha invece promosso rilevanti modifiche nella didattica e nella valutazione. La pratica didattica non deve restare ancorata alla trasmissione dei contenuti e il lavoro sulle competenze è differente dalla lezione frontale, centrata su conoscenze che oggi sono facilmente reperibili e sempre disponibili in internet. “Competenza” è saper applicare conoscenze e abilità a contesti reali e la valutazione delle competenze non avviene attraverso un’interrogazione, ma osservando l’alunno in classe, considerando le domande che pone, come lavora e interagisce.

E’ stato lasciato spazio ai quesiti dei presenti sulle prove INVALSI e sull’esame di Stato che pongono limiti alla libertà di svolgimento degli programmi. Il prof. Pedullà ha affermato che potrebbe essere utile non far rientrare la prova INVALSI nella media dei voti dell’esame conclusivo della Secondaria di I Grado. Le prove svolte durante l’anno scolastico hanno invece un valore orientativo, mirato anche a incoraggiare l’esercizio sull’analisi dei testi, o su problemi matematici reali I dati INVALSI hanno inoltre dimostrato che le medie nazionali dei voti d’esame non rispecchiano la situazione effettiva dal momento che le valutazioni al centro-sud sono superiori, ma non corrispondono a una migliore preparazione di base. Per quanto concerne l’esame di Stato, la modifica introdotta nel 1999 ha potenziato il lavoro sui testi d’autore, promuovendo la lettura delle opere. Tornando alla questione della valutazione è emerso l’invito a inserire spiegazioni e commenti accanto al voto numerico e a procedere, per alcune prove, alla correzione in classe da parte degli alunni stessi con il cooperative learning.

Per quanto riguarda infine le famiglie, ora assenti, ora assillanti, ora restie a riconoscere le difficoltà dei figli, il dirigente Pedullà ha affermato che i genitori nella paritaria sono una risorsa da gestire con cura, sollecitando alla condivisione del percorso educativo. Per gli alunni con problemi di apprendimento è essenziale evitare categorizzazioni, facendo un lavoro professionale e prudente con le famiglie e segnalando gradualmente le difficoltà di ogni studente. In sintesi tutti gli alunni sono speciali e hanno bisogni speciali.

Prof.ssa Daniela Leuzzi

Segretario FIDAE Liguria